Famiglia é il luogo dove si forma l’idea del mondo, giusta o sbagliata che sia. Famiglia contiene fragilità e insegnamenti fondanti. Famiglia é luogo di contraddizioni inconfessabili, incubatore del caos. Il “vetro lento” a rilascio di immagini visive passate è uno spunto letterario in bilico tra la poesia e la fantascienza. Con emozione e stupore ho ritrovato il nucleo del lavoro che stavo portando avanti in un racconto del 1966 di Bob Shaw, e ho realizzato che quello su cui stavo lavorando in solitudine nel buio del mio ambiente domestico muoveva da un desiderio umano intimo ma condiviso. Ho scorso gli archivi di famiglia nell’illusione che lì dentro si nascondesse l’unica verità dimostrabile: rovistare nella memoria non é solo guardare IL passato, ma interpellare un attore vivo e spietato, mutevole, che orienta ogni nostro passo. La memoria non é fatta solo di cose, di nomi, di date: é uno stato della mente che funge da utero creativo. Ho sovrapposto passato e presente utilizzando una tecnica suggestiva come quella della proiezione, perché la mia necessità primaria era vivere emotivamente la presenza, un ritorno, fare apparire ciò che non è più, ma che pesa come e forse più di ciò che è. Attraverso la luce, che come il ricordo è inafferrabile, ed è la materia prima della fotografia, primaria conservatrice della memoria.